Roma, 10 ottobre 2026
(AICO) «Conoscere l’origine significa difendere il consumatore e il lavoro agricolo»
Più tracciabilità, controlli tempestivi e una filiera olivicola digitale. Sono gli obiettivi indicati dal Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dal MASAF nella presentazione del Documento di Accompagnamento Elettronico Olivicolo, il DAO.
In attesa del decreto attuativo, il DAO viene illustrato come uno strumento destinato a monitorare le movimentazioni di olive e olio e a rafforzare la prevenzione delle frodi. Il sistema dovrebbe integrare fascicolo aziendale, SIAN e Registro telematico dell’olio, consentendo di ricostruire più rapidamente i passaggi del prodotto lungo la filiera.
Tra le misure annunciate figurano la riduzione dei tempi di registrazione da sei a tre giorni, il coinvolgimento diretto degli olivicoltori e una maggiore disponibilità di dati per le autorità di controllo. Le modalità operative, gli eventuali obblighi per gli operatori e i tempi di entrata a regime saranno definiti dal decreto e dagli atti successivi.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di digitalizzazione della filiera olearia e si collega alle disposizioni già previste per la registrazione nel SIAN delle consegne di olive ai frantoi e per la corretta informazione sull’origine del prodotto.
“La trasparenza tutela consumatori e produttori e il Dao è espressione chiara dell’attenzione riservata dal Ministro e dal MASAF alla tracciabilità della filiera olivicola», dichiara l’Avv. Ylli Pace, Presidente nazionale di AICO – Associazione Italiana Consumer.
«La trasparenza è una garanzia per i consumatori, che hanno diritto di conoscere l’origine dei prodotti acquistati e che portano sulle loro tavole, e per i produttori che rispettano le regole. L’olio extravergine di oliva è uno dei simboli del patrimonio agroalimentare italiano e deve essere protetto da frodi, contraffazioni e pratiche commerciali ingannevoli”.
Secondo Pace, il DAO può diventare uno strumento utile per rendere verificabili le informazioni sulla provenienza delle materie prime, orientare i controlli e ricostruire la storia commerciale del prodotto.
“La tracciabilità non può e non deve essere considerata un mero adempimento burocratico, ma deve rappresentare un autentico strumento di tutela della legalità, della sicurezza alimentare e della trasparenza del mercato. Garantire la tracciabilità significa, da un lato, assicurare ai consumatori il diritto di compiere scelte informate e consapevoli e, dall’altro, proteggere i produttori onesti dalla concorrenza sleale di chi elude le regole, compromettendo la qualità dei prodotti e la fiducia nel sistema agroalimentare”, aggiunge il Presidente AICO.
Digitalizzazione accessibile anche alle piccole imprese
AICO sottolinea tuttavia la necessità di procedure semplici e proporzionate, soprattutto per i piccoli olivicoltori e i frantoi di minori dimensioni. Formazione, assistenza tecnica e strumenti digitali accessibili saranno essenziali per evitare che il nuovo sistema si traduca in un ulteriore aggravio burocratico.
“La tecnologia non si può demonizzare , deve essere letta come servizio della legalità e non un ostacolo per gli agricoltori. L’innovazione deve essere accompagnata da formazione e assistenza, così che tutte le aziende anche le più piccole possano partecipare efficacemente al sistema di tracciabilità”, osserva Pace.
La tutela dei consumatori e quella degli agricoltori, conclude AICO, perseguono lo stesso obiettivo: un mercato nel quale l’origine sia verificabile, la qualità documentabile e la concorrenza corretta.
“Difendere l’olio italiano significa tutelare il lavoro agricolo, la sicurezza alimentare, i diritti dei consumatori e la credibilità del Made in Italy. L’eccellenza deve si’ essere raccontata ma anche protetta, dimostrata e verificata a tutela di tutti. In attesa di conoscere le modalità applicative, i manuali tecnici del documento di accompagnamento elettronico olivicolo non ci resta che accogliere con favore la nuova misura e continuare nel nostro lavoro al fianco dei consumatori. conclude l’Avv. Ylli Pace.


